Gds – Simone: “Rino merita il quarto posto. Inzaghi-Lazio, una sorpresa”

Strano triangolo a Coverciano: Rino Gattuso, Simone Inzaghi e Marco Simone, laureati insieme nel 2014. Oggi si riuniscono attraverso questa bella intervista de La Gazzetta dello Sport:

Si aspettava, partendo dai banchi di scuola, di ritrovarli contro in Serie A?

“Da Rino sì, per la passione, la competenza e la voglia continua di aggiornarsi. Fa specie detto da un compagno di corso, ma non si è mai seduto. Ed è già un allenatore da grande club. Da Simone me l’aspettavo meno, magari perché non lo conoscevo abbastanza. Allena benissimo la Lazio, a cui ha dato gioco e risultati. Può farlo in squadre ancora più importanti, è bravo davvero”.

Il Milan può centrare l’obiettivo?

“Gattuso lo ha già centrato. Se dai al tuo gruppo un’identità e lo rendi riconoscibile, vuol dire che il tuo messaggio è passato. La squadra ha i mezzi per qualificarsi, da quarta ma ancora come terza”.

Dall’esame vi siete più rivisti?

“Io e lui l’abbiamo fatto insieme, noi due soli. Una sessione speciale per chi stava allenando all’estero. Il nostro percorso in parte è stato simile: siamo passati entrambi da situazioni iper catastrofiche. Lui ha avuto questa grandissima opportunità e la sta sfruttando nel migliore dei modi. Se riesci in condizioni difficili, e Rino ce l’ha fatta a Creta e a Pisa, lavorare in una società ben strutturata può quasi essere più semplice. Più tardi era stato lui a fare il mio nome per allenare la squadra B del Milan, prima che il progetto naufragasse”.

Tra gli studenti Rino e Inzaghi che rapporto c’era?

“Simone è per certi versi come Pippo, scherza e fa di tutto per metterti in mezzo. Gattuso è più diretto, per carattere la riproduzione di Bud Spencer. E se non ne capiva le battute volavano schiaffoni. Amichevoli”.

Quando invece sarà lei ad affrontarli?

“Il calcio italiano mi piacerebbe. Ma qui in Thailandia non è come si può pensare: ci sono strutture e passione. Ho trovato strumenti e una tecnologia che usa solo il Manchester City. Un’esperienza nuova arricchisce sempre da tutti i punti di vista. Questa in particolare anche nel Fair Play: a fine partita gli avversari vanno in fila a salutare l’allenatore dell’altra squadra. E io e i miei, presidente compreso, andiamo sotto la loro curva a salutare”.

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